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Psicologia
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Codice: PSGL83

Logica

  1.  I tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono finalmente scesi sotto il 5 per cento,sfondando un’importante barriera per i bilanci delle famiglie. Una svolta positiva perché permette a molti risparmiatori di avvicinarsi all’acquisto della prima casa. I mutui oggi sono sempre più complessi e non ci si deve fermare al tasso applicato alle rate iniziali, ma bisogna calcolarlo a regime. L’interesse all’entrata, infatti, può essere anche di oltre un punto percentuale inferiore a quello che effettivamente si pagherà negli anni successivi. Questa differenza è strutturale nei tassi cosiddetti misti: si paga meno del 5 per cento fisso per i primi 12 o 24 mesi e poi il calcolo degli interessi cambia, può diventare variabile, legato ad un parametro di mercato, o restare fisso, ma determinato in modo diverso. Bisogna inoltre fare attenzione ai tassi indicizzati alle valute estere che non confluiranno nell’euro. Un mutuo ancorato al franco svizzero potrebbe diventare più oneroso se l’euro si rivelerà una valuta debole. In generale, il tasso fisso consente una programmazione precisa dell’esborso di denaro nel tempo. Con il rischio di rimetterci se i tassi d’interesse scendono e il vantaggio di
    guadagnarci se al contrario salgono. Il tasso variabile, invece, ha un andamento non programmabile, legato ai tassi di mercato.

    I tassi d'interesse applicati dalle banche sui mutui ipotecari sono:

    1.  scesi del 5 per cento
    2. scesi al 5 per cento
    3. scesi, stabilendosi poco sopra il 5 per cento
    4. scesi sotto il 5 per cento
    5. nessuna delle alternative proposte
  2. I prestiti a tasso fisso, rispetto al tasso variabile, permettono di:

    1. programmare in modo preciso l'entità dei pagamenti
    2.  prevedere qualunque rischio di perdita
    3. programmare la scadenza delle rate
    4. stabilire al momento del prestito in quanti anni restituirlo
    5. nessuna delle alternative proposte
  3. I tassi misti sono fissi per un primo periodo e poi:

    1. diventano comunque variabili
    2. possono diventare variabili
    3.  restano fissi, ma salgono al 6 per cento
    4. scendono sotto il 5 per cento
    5.  nessuna delle alternative proposte
  4. Se si sceglie un tasso indicizzato ad una valuta estera, è conveniente che sia ancorato:

    1. ad una moneta che confluirà nell’euro
    2. ad una moneta forte che non confluirà nell'euro
    3.  al dollaro
    4. nessuna delle alternative proposte
    5. tutte le alternative proposte
  5. La concessione, da parte delle banche, di mutui ipotecari con tassi d'interesse più bassi ha permesso a molte persone di:

    1. vendere più facilmente le abitazioni
    2. acquistare una seconda casa
    3. vendere più facilmente ogni tipo di immobile
    4. acquistare una prima casa
    5.  nessuna delle alternative proposte
  6. Molti risparmiatori possono oggi avvicinarsi all'acquisto della prima casa perché:

    1.  i mutui sono diventati più complessi
    2. sta per entrare in circolazione l'euro
    3.  l'interesse che effettivamente si pagherà sul mutuo sarà di almeno un punto percentuale inferiore
    4. i tassi fissi sono programmabili e non si corre il rischio di rimetterci se i tassi di interesse scendono
    5. nessuna delle alternative proposte
  7. Oggi i mutui sono sempre più:

    1. complessi
    2.  programmabili
    3. facili da ottenere
    4. difficili da ottenere
    5. nessuna delle alternative proposte
  8. I tassi d'interesse variabili sono:

    1.  legati ai tassi di mercato
    2. legati soprattutto all’andamento dell’euro
    3.  vantaggiosi per i primi 12 o 24 mesi
    4.  sempre sconsigliabili
    5. nessuna delle alternative proposte
  9.  La liberalizzazione del mercato energetico tedesco e la decisione del governo di abbandonare gradualmente l'energia nucleare, hanno spinto negli ultimi mesi sempre più aziende elettriche ad importare dall'estero grandi quantitativi di energia. I Paesi dell'Europa dell'est hanno dimostrato di essere fornitori energetici particolarmente convenienti e competitivi. Questi non solo sono in grado di produrre energia elettrica a costi assai inferiori a quelli delle centrali tedesche, ma in molti casi possono reagire in modo molto flessibile al fabbisogno tedesco. I vantaggi della crescente importazione di corrente elettrica straniera sono significativi anche per i consumatori, che negli ultimi mesi hanno potuto constatare una riduzione del 10-20 per cento delle bollette. Il Ministro dell'Ambiente e dell'Energia lamenta, però, il fatto che gran parte della corrente importata dai Paesi dell'est sarebbe energia sporca, ovvero elettricità prodotta in impianti nucleari o a carbone i cui standard tecnici e ambientali sono del tutto inaccettabili. Proprio per questo il governo tedesco sembra intenzionato a vietare per legge l'importazione di energia proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico. Per le società elettriche tedesche, tuttavia, una simile legge infrangerebbe non solo le regole del libero mercato imposte dall'Unione europea, ma anche le stesse direttive dell'Organizzazione mondiale per il commercio. Le società tedesche, inoltre, sottolineano un'ulteriore contraddizione del disegno di legge: basterebbe che le società energetiche dell'Europa dell'est deviassero i loro flussi energetici destinati al mercato tedesco prima nelle reti di Paesi intermediari considerati sicuri, come i Paesi Scandinavi o l'Austria. Da qui l'energia verrebbe poi esportata in Germania e non sarebbe più considerata sporca.

    Uno dei fattori che ha spinto molte aziende elettriche tedesche ad incrementare le importazioni di energia elettrica è:

    1.  l'insufficiente produzione delle centrali nucleari
    2. l'incremento del fabbisogno energetico del Paese
    3. la liberalizzazione del mercato energetico
    4. la necessità di allinearsi all'Organizzazione mondiale per il commercio
    5. nessuna delle alternative proposte
  10. I Paesi dell'Europa dell'est, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, hanno dimostrato di essere:

    1. economicamente vantaggiosi, ma privi di impianti adatti all’esportazione
    2. economicamente vantaggiosi, ma privi di impianti adatti all’esportazione
    3. poco flessibili rispetto al fabbisogno tedesco
    4. economicamente vantaggiosi e quindi competitivi
    5. nessuna delle alternative proposte